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Vite travolte dalla Grande Storia: dentro il secolo rosso de “L’ottava vita”

C’è un momento, dopo aver chiuso l’ultima delle quasi milleduecento pagine de “L’ottava vita (per Brilka)”, in cui ci si sente orfani. È la sensazione emersa con forza durante l’ultimo incontro del book club di neu[nòi], un viaggio denso e a tratti doloroso nel “secolo rosso” raccontato dalla scrittrice georgiana Nino Haratishvili. Scritto in tedesco, una lingua non sua e appresa da poco, quasi a voler mettere una distanza di sicurezza da una materia incandescente, il libro ci ha immerso in un secolo non solo politico, ma “rosso sangue”, che ha travolto un intero paese e, con esso, le sette vite di una famiglia indimenticabile.

Donne meravigliose e (forse) madri di merda

Al centro di tutto, ci sono loro: le donne. Figure potentissime, moderne incarnazioni di Medea e Anna Karenina, estirpate dalla propria terra, tradite, ma capaci di una resilienza quasi sovrumana. Dalla sognatrice Stasia alla lucidissima Christine, sfregiata dall’acido ma mai spezzata, fino alla rockstar Kitty, ogni donna è un universo di forza e contraddizioni. Eppure, proprio da questa forza è nata una delle riflessioni più taglienti della serata: “Sono tutte delle madri di merda“. Un’affermazione forte, che ha acceso il dibattito. Madri assorbite dal proprio dramma, incapaci di proteggere davvero i propri figli, che finiscono per “trasmettere questo trauma di generazione in generazione”. Figure eroiche nella loro resistenza alla Storia, ma forse fallimentari nel ruolo più intimo e privato.

Uomini di potere e uomini di fede (cieca)

A fare da contraltare a queste figure femminili complesse, ci sono uomini mossi da logiche distruttive. Da un lato, il potere assoluto e spietato del “Piccolo Grande Uomo”, figura storica che irrompe nelle loro vite con violenza, incarnando la brutalità del regime. Dall’altro, il dramma più intimo e familiare di Kostya. Non un uomo di potere, ma un uomo di fede cieca nell’ideologia. Descritto come un personaggio “orribile” e “odioso”, ma allo stesso tempo “meraviglioso” nella sua coerenza monolitica, Kostya rappresenta la tragedia di chi sacrifica la famiglia sull’altare del Partito, scegliendo un’astrazione al posto degli affetti e diventando, nel suo piccolo, un ingranaggio di quel sistema oppressivo.

L’arte come rifugio (e come prigione)

Ma se Stasia avesse potuto ballare, cosa sarebbe successo a questa famiglia?” Questa domanda, emersa durante l’incontro, racchiude un tema fondamentale del libro: l’arte come motore, rifugio e, talvolta, ossessione. Per i personaggi de “L’ottava vita”, l’arte non è un semplice passatempo, ma un’ancora di salvezza. È la passione per la danza di Stasia, il cinema per Mika, la musica che permette a Kitty di fuggire, gli angeli di legno che Andro scolpisce senza sosta. L’arte è il luogo dove la loro identità potrebbe fiorire, ma finisce per essere un’altra vittima della Storia: sogni infranti, talenti repressi, passioni che diventano prigioni. È una potenziale via di fuga costantemente sbarrata, che rende il dramma ancora più tangibile.

Il dramma come epopea: tra Don Chisciotte e vittimismo

La domanda che ha attraversato come un filo rosso tutta la discussione è stata: “Ma perché raccontare solo il dramma?”. La risposta non è univoca. Da un lato, c’è una chiave di lettura epica: come nell’Orlando Furioso o nel Don Chisciotte, qui il fascino non sta nel raggiungimento di uno scopo, ma nel viaggio stesso. “Sai che fallirai, ma almeno arriviamoci con stile“. È l’epopea di vite destinate al fallimento, dove la bellezza sta nel come si affronta il destino. Dall’altro lato, però, emerge il rischio che questa narrazione incessante del dolore alimenti una “cultura del vittimismo”, un’idea che ha risuonato forte nel parallelo con “il vittimismo dei siciliani che, perché c’è la mafia, si sentono i disgraziati d’Italia“. Un racconto che, pur denunciando la Storia, rischia di condizionare le generazioni future a un’inevitabile infelicità.

Il peso delle generazioni: una maledizione si eredita?

Questa riflessione ha naturalmente portato il dibattito su un piano più profondo, quello della psicogenealogia e delle costellazioni familiari. Gli errori dei padri (e delle madri) ricadono sui figli? Siamo condannati a ripetere i traumi dei nostri avi? Le opinioni si sono divise. C’è chi crede fermamente nell’influenza del passato, nel “bagaglio che ti porti dietro e che se non rompi con la psicoterapia è difficile che non lo trasmetti”. E c’è chi rifiuta questo determinismo, sostenendo che “dipende più da noi che dal retaggio che abbiamo”. Il libro, con la sua saga di destini che si ripetono, sembra sposare la prima tesi, ponendoci di fronte alla questione universale del nostro legame con chi ci ha preceduto.

L’ottava vita, per ricominciare?

E poi c’è Brilka. La destinataria di questo lungo, torrenziale racconto. L’ottava vita. La bambina che, con le sue ossessioni e la sua fragilità, sembra essere l’unica immune alla maledizione. Rifiuta la cioccolata non per un atto di volontà, ma perché “è marrone, e io non mangio le cose marroni“. In quella che sembra una malattia, forse, si nasconde la sua salvezza. Con lei, simboleggiata dal numero 8 che è anche il segno dell’infinito, si apre la possibilità di un nuovo inizio, la speranza che questa famiglia possa finalmente rompere il cerchio e trovare la sua redenzione.

Riferimenti e suggestioni emerse dalla discussione:

  • Cent’anni di solitudine di Gabriel García Márquez e La casa degli spiriti di Isabel Allende, per il realismo magico e la potenza delle saghe familiari.
  • I poemi cavallereschi come L’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto e il Don Chisciotte della Mancia di Miguel de Cervantes, come modello di narrazione in cui il viaggio e il fallimento sono più importanti della meta.
  • I grandi romanzi russi, in particolare Anna Karenina di Lev Tolstoj e I fratelli Karamazov di Fëdor Dostoevskij, per l’intensità tragica dei personaggi.
  • La figura mitologica di Medea e le tragedie greche, come archetipo della donna tradita e della maledizione che si abbatte su intere dinastie.
  • Le altre opere dell’autrice, Nino Haratishvili, come La luce che manca.

Note del modello di redazione

Questo report è stato generato da un modello di intelligenza artificiale a partire da una trascrizione automatica dell’incontro del book club registrato. L’audio è stato trascritto automaticamente, e successivamente il report è stato generato utilizzando i dati della trascrizione. Il report è stato in seguito condiviso, per la revisione finale, con le persone presenti all’incontro e poi pubblicato sul blog dell’associazione neu [nòi] – spazio al lavoro.

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