Libero, prigioniero dei suoi impulsi: il book club di neu [nòi] davanti a "Atti osceni in luogo privato"

Libero, prigioniero dei suoi impulsi: il book club di neu [nòi] davanti a "Atti osceni in luogo privato"

Un registratore acceso e la promessa di non farsi sconti

Il 23 ottobre, a Orbita, ci siamo seduti attorno al solito tavolo con il registratore acceso e una promessa che qualcuno ha ricordato a voce alta: di ogni incontro pubblichiamo un report in cui si leggono le idee ma non chi le ha dette. Possiamo essere cattivi, ci siamo detti. Poi, per essere onesti, lo siamo stati: con garbo, ma senza sconti. Il libro della serata era Atti osceni in luogo privato di Marco Missiroli. Dopo due ore ci siamo alzati con più domande che certezze e con un verdetto tiepido, di quelli che però fanno parlare molto.

Un autore che piace ai premi e un libro "furbo"

Missiroli è nato a Rimini e vive a Milano. Fa parte di una generazione di scrittori italiani che si frequentano e si presentano a vicenda. In sala si è ricordato che Atti osceni in luogo privato, uscito nel 2015, è il libro con cui è stato davvero notato, dopo alcuni romanzi passati più in sordina. Si è parlato dei molti premi vinti, e di Fedeltà, il romanzo successivo da cui è stata tratta una serie televisiva.

Il romanzo segue Libero, dall'infanzia alla vita adulta, tra Milano e Parigi: un romanzo di formazione sentimentale e corporea. Qualcuno l'ha definito un libro "furbo", precisando subito che non lo diceva in senso cattivo. Gli è sembrato un testo che strizza l'occhio a lettori per bene, offrendo un'idea di sessualità senza il rischio dello scandalo vero e provando a elevarsi con una letteratura alta. A chi aveva in mente Miller, Roth o Bukowski è sembrato un passo più prudente di quello dei maestri.

Libri dentro il libro: vetrina o bussola?

Il primo scontro, cordialissimo, è arrivato sulle citazioni. Libero attraversa la vita con Camus, Buzzati e Malamud sempre a portata di mano. Per una parte del tavolo è un'esibizione: ogni volta che il protagonista fa qualcosa di cardine, ecco un classico a nobilitarlo. Il sospetto è che i personaggi inventati funzionino meglio proprio perché nessuno si chiede se siano autobiografici, mentre qui la voce di Libero e quella dell'autore si confondono.

Dall'altra parte del tavolo, l'obiezione è stata quasi tenera: la vita di ognuno si può raccontare per tappe, e ogni tappa ha il suo libro, il suo film, la persona che ce l'ha consigliato. Chi la pensava così non ha avvertito pedanteria, ma curiosità: mi è venuta voglia di leggerli. Si è ricordato anche che i titoli arrivano a Libero tramite Marie, ma in realtà li sceglie il padre. È una delle poche cose tenere del libro. La curiosità ha avuto effetti concreti: qualcuno è corso a leggere Lo straniero subito dopo e tutti abbiamo promesso di recuperare Il commesso di Malamud, raccontato in sala con tanto entusiasmo da far venire voglia di cominciarlo la sera stessa.

"Io" a tutti i costi: il peso della prima persona

Su un punto, invece, ci siamo trovati quasi tutti d'accordo, e a farlo pesare è stata la scelta della voce narrante. Libero racconta se stesso in prima persona, e ti dice che è cambiato, ma non te lo fa vedere. A chi cercava la trasformazione è sembrato di assistere a un cambio di scenario e di età più che a una crescita: ok, che noia, io voglio vedere il cambiamento.

Da lì la domanda: e se il romanzo fosse stato scritto in terza persona? Si è immaginato cosa sarebbe successo con le voci degli altri: il padre, la madre, la moglie, che nel libro restano potenziali e inespresse. Qualcuno ha evocato le grandi saghe familiari in cui ogni personaggio prende la parola a turno e il lettore passa da un punto di vista all'altro. Non tutti l'hanno vissuta come un limite: a chi è piaciuta questa intimità senza filtri, la prima persona è sembrata una scelta coerente per un personaggio limitato che racconta i propri limiti. Non andiamo a cercare in un personaggio quello che non è. E qualcuno ha ricordato, giustamente, di non essere troppo severi: scrivere un libro costa sudore.

Libero non è libero (e Marie non convince nessuno)

Del protagonista si è parlato a lungo, e con una certa sorpresa il tavolo si è spaccato non sul giudizio, ma sul sentimento. Per alcuni Libero è un personaggio da compatire: un ragazzo prigioniero dei propri impulsi, che cerca sempre fuori da sé qualcuno che lo completi e non trova mai niente. Il contrario del suo nome, appunto. Qualcuno ha riconosciuto il peso dei traumi dell'infanzia, quella scena vista a dieci anni che sembra segnare tutto il resto. Per altri la sofferenza non basta a giustificare uno che prende sempre e non dà mai: l'hanno detestato, anche proiettandoci sopra qualche esperienza personale, e hanno ammesso senza troppi giri di parole che il fastidio e la tenerezza convivevano.

Marie, la bibliotecaria, ha prodotto il dibattito più acceso. Per una parte del tavolo è la vera perversa del libro: consapevole del proprio fascino fin dall'infanzia di lui, lo tiene sotto scacco per tutto il racconto. Altri hanno obiettato che anche lei è prigioniera: dei suoi limiti, di un potere seduttivo che non ha scelto. Alla fine nessuna delle due letture ha prevalso. Sono tutti un po' anime dannate, ha concluso qualcuno, e il tavolo ha riso.

Il desiderio è una cosa da uomini?

A un certo punto, una domanda rivolta alle donne presenti ha cambiato il ritmo della serata: vi siete riconosciute in quello che lui racconta? Fino a un certo punto del libro, ci sono state risposte sorprendenti: più d'una ha detto che l'ossessione dell'età della scoperta, a pensarci, era anche la propria. Qualcuno si è chiesto quanto il fallocentrismo di Libero sia davvero maschile o semplicemente adolescenziale.

È venuta fuori una convinzione che ha raccolto molti cenni di assenso: il corpo e il desiderio contano per chiunque, ma siamo abituati ad ascoltarli dagli uomini e non dalle donne, e per questo ci sembrano cosa loro. Per alcuni questo vale soprattutto per quello che si può raccontare ad alta voce, perché alle donne non è concesso parlarne con la stessa disinvoltura. Qualcuno ha ricordato due canzoni italiane che raccontano il desiderio con poesia e senza retorica, in tempi non sospetti, una al maschile e una al femminile. E non è mancato chi ha notato che nel libro, se una donna non è bella, è invisibile, e che un libro così, oggi, difficilmente si scriverebbe. Nessuno ha preteso di dare un verdetto morale: il libro ha fatto discutere, e a noi bastava.

Famiglie di sinistra, pudori di facciata

La famiglia di Libero è colta, di sinistra, apparentemente emancipata: a tavola si parla di tutto. Eppure a molti di noi è sembrato che sotto quella libertà dichiarata si nascondessero segreti e pudori irrisolti, più una posa da progressisti che una libertà vissuta. Il padre, in particolare, ha diviso: per alcuni è il personaggio più nobile del libro, capace di perdonare e di custodire; per altri è un poveretto, uno che se ne va per primo senza avere reagito.

Il discorso si è poi allargato a Milano e Parigi, i due scenari del romanzo. Chi conosce bene quelle città e quegli anni ha riconosciuto una ricostruzione credibile e familiare, quasi i racconti sentiti da ragazzi. Altri hanno trovato la Parigi del libro un po' da cartolina e hanno rimproverato al romanzo di restare dentro un mondo ristretto, chiuso in una nicchia colta, da cui non si affaccia mai sul resto del mondo.

Toro, Aquario e il corpo che non lascia in pace

Un'ultima chiave di lettura ha strappato sorrisi e curiosità: qualcuno ha guardato Libero con la lente degli archetipi astrologici. Ne è uscito il ritratto di un personaggio diviso tra il corpo e la mente. Da una parte il cibo, le osterie, i bar, il piacere dei sensi, un corpo ingombrante. Dall'altra l'iper-intellettualismo di chi capisce il mondo attraverso i libri. Due modi di stare al mondo che non si parlano, e un protagonista che sa nominare un sacco di cose ma non le proprie emozioni: un analfabeta emotivo, è stata la formula. Non tutti ci credevano, ma la lettura ha avuto il merito di far notare quanto cibo e corpo contino davvero nel libro.

Un libro che si legge bene e che non resta

Alla fine, il giudizio è stato più unanime di quanto ci aspettassimo, anche se non lusinghiero. Il libro è scritto bene, si legge volentieri, ha qualche frase che si ricorda e qualche altra che suona troppo da aforisma. Ma non mi ha fatto pensare, ha detto qualcuno, e altri hanno annuito: un libro che si finisce come certe serie che si guardano anche a rischio di appisolarsi un po', e che non si vuole tenere in libreria. Quasi nessuno si è sentito vicino a Libero o agli altri personaggi.

Poi, come accade, la serata ha cambiato registro. Qualcuno ha detto che dopo tanto tumulto interiore sarebbe bello leggere qualcosa di divertente, e lì il tavolo si è acceso: tra proposte di umoristi, di comici, di romanzi che fanno ridere davvero, abbiamo riso parecchio. Qualcuno ha rievocato certe scene di vecchi film comici, qualcun altro ha lanciato un libro che sa essere insieme feroce e scanzonato.

Così, tra un bicchiere da riportare di là, un pezzo di dolce da dividere e la raccolta della spazzatura più rumorosa della storia dei nostri incontri, ci siamo salutati. E a voi lasciamo una domanda che ci è rimasta in tasca: se doveste raccontare la vostra storia per tappe, quali libri, film o canzoni mettereste a segnare ogni passaggio? Scriveteceli, ci piacerebbe leggerli.

Opere e riferimenti citati

Libri e autori

  • Marco Missiroli: Atti osceni in luogo privato, Fedeltà

  • Bernard Malamud: Il commesso

  • Albert Camus: Lo straniero

  • Dino Buzzati: Il deserto dei Tartari, Un amore

  • Philip Roth: Il lamento di Portnoy

  • Henry Miller: Tropico del Cancro

  • J.D. Salinger: Il giovane Holden

  • Charles Bukowski, Ernest Hemingway

  • Simone de Beauvoir

  • Javier Marías: Domani nella battaglia pensa a me

  • Nick Hornby: Alta fedeltà

  • Jonathan Franzen: Le correzioni

  • Bernardo Zannoni: I miei stupidi intenti

  • Dino Buzzati: Sessanta Racconti 

  • Emmanuel Carrère, citato come amico e interlocutore dell'autore

Musica, serie TV

  • Lucio Dalla: Disperato erotico stomp

  • Gianna Nannini: America

  • Serie TV Shameless


Note del modello di redazione

Questo report è stato generato da un modello di intelligenza artificiale a partire da una trascrizione automatica dell’incontro del book club registrato. L'audio è stato trascritto automaticamente, e successivamente il report è stato generato utilizzando i dati della trascrizione. Il report è stato in seguito condiviso, per la revisione finale, con le persone presenti all'incontro e poi pubblicato sul blog dell'associazione neu [nòi] - spazio al lavoro.