Il tempo dei mostri: una serata tra pagine faticose e domande oneste

Il tempo dei mostri: una serata tra pagine faticose e domande oneste

Un libro finito per senso del dovere

Il 29 maggio, a ORBITA, ci siamo ritrovati intorno a un libro che non ha scaldato nessuno. Ci sono serate in cui un libro ci unisce nell'entusiasmo e serate in cui ci unisce nella fatica. Questa è stata della seconda specie, e forse per questo una delle più franche che ricordiamo.

Si è cominciato dalle confessioni. Chi è arrivato in fondo ci è arrivato perché aveva preso un impegno, e ammette che altrimenti sarebbe stato l'unico libro della sua vita da abbandonare. Chi si è fermato a metà si è fermato lo stesso, impegno o no. Qualcuno ha raccontato di aver letto certi capitoli a scorrimento veloce, con un solo obiettivo: finire. Nessuno ha fatto finta di niente, e la sala è diventata subito un posto dove non mi è piaciuto si poteva dire senza giustificarsi troppo.

Un autore noto e un titolo che promette

L'autore è Alberto Toscano, giornalista che in sala è stato presentato come profondo conoscitore degli Stati Uniti, con un percorso tra Italia e Francia e la firma su varie testate. Un nome noto, quindi, e un titolo che chiama: ti viene da comprarlo, si è detto, ed è probabile che molti di noi ci siano cascati proprio così.

Di che cosa parla, allora? A ricostruirlo insieme è venuta fuori questa lettura: si parte dalla vittoria elettorale di Trump per chiedersi perché stiano riapparendo quelle figure che il titolo chiama mostri. Il libro guarda a come la comunicazione, le manifestazioni, le strategie politiche e il modo di interagire con le persone abbiano fatto emergere leader dai tratti totalitari. Questa è la tesi come l'abbiamo capita noi, e già il fatto di doverla premettere con un "come l'abbiamo capita" dice molto sul resto della serata.

Cerchi concentrici cercasi

Il primo nodo è stato il fuoco. Chi ama i saggi, e ne legge volentieri, se li aspetta fatti in un certo modo: c'è un argomento al centro, e da lì il discorso si allarga a cerchi, capitolo dopo capitolo, in modo che il lettore sappia sempre dove si trova. Qui invece la sensazione era di trovarsi davanti a una grande quantità di materiale, tante informazioni date tutte insieme e senza un filo a tenerle.

Non saprei dire di che parla, ha ammesso una voce, e nessuno ha protestato. Anzi, la fatica si è fatta doppia per chi, di molti eventi citati, non aveva un ricordo preciso: senza una mappa, ogni capitolo diventava un terreno nuovo da attraversare.

Frasi che non finiscono mai

Poi lo stile, che ha occupato una parte generosa della conversazione. Chi ne parlava ha tenuto a precisare che era una questione di gusto, personale, ma che il gusto aveva influito su tutto il resto: pagine dove una sola frase sembra non chiudersi mai, parentesi dentro le parentesi, un passo lento che allontana.

A un certo punto qualcuno ha provato una spiegazione: forse era troppo complicato? La risposta è arrivata subito, e con precisione: no, non complicato, aggrovigliato. Un saggio può essere autorevole anche con un ritmo più scattante, senza frasi che si accavallano l'una sull'altra.

Un'altra voce ha spinto oltre: parole così ricercate da doverle cercare sul dizionario, un tono da professore fiero della propria cultura. L'ironia che ne è nata è stata amara: un libro che racconta come la cultura venga usata per confondere finisce per giocare un po' lo stesso gioco. Le intenzioni, si è riconosciuto, sono buone. Il confronto è corso ai divulgatori di geopolitica, capaci di trattare temi altrettanto complessi in modo che tu li capisca mentre li ascolti.

Gramsci, ma senza istruzioni per l'uso

Il libro cita Gramsci molte volte, e su questo punto la discussione si è fatta più tecnica, e anche più puntuta. In sala è stato osservato che l'egemonia viene accostata alla propaganda, mentre nel pensiero di Gramsci è un concetto ben più profondo e articolato. Il punto che ha lasciato perplessi è che il libro non spiega né che cosa dicesse davvero Gramsci, né in che modo la politica di oggi se ne sia appropriata. Chi Gramsci non lo conosce non può capire di che cosa si parli. Chi lo conosce, come si è detto con un mezzo sorriso, lo sa già per conto suo.

Qualcuno ha aggiunto che l'idea dell'egemonia ridotta a strumento di propaganda non è una faccenda solo americana: circola anche nella politica di casa nostra. Ed è proprio questo che rendeva la mancata spiegazione un peccato: l'argomento era buono, e restava sospeso.

Da qui è nata una critica più larga, quasi una contraddizione: come si può pretendere che il lettore assorba un'enorme quantità di riferimenti, se poi non gli si danno gli strumenti per capirne nemmeno una piccola parte?

Mostri di oggi o mostri di sempre?

La parte che ha fatto brillare di più la conversazione è arrivata quando si è parlato del titolo. Il libro, in vari passaggi, ricostruisce la storia del cesarismo e del bonapartismo, e mostra leader analoghi a quelli di oggi in molte altre epoche. Ma allora, ci si è chiesti, siamo davvero nel tempo dei mostri, o i mostri tornano ciclicamente? La formula richiama Gramsci, e la domanda si è fatta più netta: questa è una fase di passaggio, un interregno, oppure il tempo dei mostri non finisce mai?

Il contrasto tra quello che il titolo annuncia e quello che il libro racconta è sembrato a molti l'unico vero spunto originale dell'opera. E l'unico che, purtroppo, non viene sviluppato.

Tutto, quindi niente

Se i primi capitoli hanno trovato qualche consenso, con un'attenzione al rapporto tra Trump e la post-verità e un secondo capitolo che sposta lo sguardo sulle responsabilità della sinistra, andando avanti il libro è sembrato perdere il filo. I capitoli finali sono stati definiti sfilacciati, un calderone dove tutto va male, in cui la lente sui leader si sfoca.

Un esempio ricorrente è stato quello dei temi enormi affrontati e lasciati a metà: un intero capitolo su Gaza, argomento ipercomplesso che difficilmente si riesce a trattare in poche pagine accanto a tutto il resto. E poi, in chiusura di ogni capitolo, una specie di chiamata all'azione: bisogna collegarsi, fare una proposta, non solo opporsi. Vuole parlare di tutto, ma alla fine non parla di niente.

Il libro che avremmo voluto leggere

Perché a fine serata la domanda più interessante non era che cosa ci fosse nel libro, ma che cosa ci aspettavamo di trovarci. Ci aspettavamo il grottesco: il momento in cui un discorso politico supera il limite, scivola nella farsa e nessuno si stupisce più, come se fossero cadute le categorie che fino a poco tempo fa distinguevano ciò che si poteva dire da ciò che no. Ci aspettavamo di capire il rapporto tra questi leader e i loro canali di comunicazione, i loro social personali, un mondo che l'introduzione enuncia e poi lascia lì. Ci aspettavamo dei ritratti: chi sono davvero questi cosiddetti mostri, uno per uno.

Qualcuno ha raccontato di aver imparato più da un podcast satirico sulla vita dei tiranni, che mostra come lo diventano e li ridicolizza con rigore storico, che da queste pagine. Non un giudizio definitivo sul libro, ma un modo di dire che cosa cercavamo: capire, e magari sorridere un po' mentre lo si fa.

Restano due domande che ci portiamo a casa. Quando un libro ci mette alla prova, che cosa ci fa decidere di arrivare in fondo? E quali sono i saggi che vi hanno spiegato il presente senza farvi sentire di non essere all'altezza? Scriveteci, e portateli al prossimo incontro di neu [nòi].


Opere e autori citati

  • Libro: Il tempo dei mostri di Alberto Toscano

  • Autori e figure:

  • Antonio Gramsci, per il concetto di egemonia e per la formula che dà il titolo al libro

  • Donald Trump, figura centrale del libro

  • Dario Fabbri e Alessandro Aresu, citati come esempi di divulgazione geopolitica chiara

  • Concetti: egemonia, cesarismo, bonapartismo, interregno, post-verità

  • Riviste: Limes


Note del modello di redazione

Questo report è stato generato da un modello di intelligenza artificiale a partire da una trascrizione automatica dell'incontro del book club registrato. L'audio è stato trascritto automaticamente, e successivamente il report è stato generato utilizzando i dati della trascrizione. Il report è stato in seguito condiviso, per la revisione finale, con le persone presenti all'incontro e poi pubblicato sul blog dell'associazione neu [nòi] - spazio al lavoro.

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